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Paragrafo 3 . Moderati e radicali.
     
Un  altro polo di irradiazione della Riforma fu, dopo la Germania,  la
Confederazione svizzera, che si era andata progressivamente  imponendo
ed  allargando a spese dell'impero e della Francia, ed i cui  soldati,
all'inizio del Cinquecento, erano diventati i mercenari pi  richiesti
in Europa.
     Proprio  un  religioso che proveniva dalle loro  fila,  Huldreich
Zwingli (1484-1531), cappellano alla cattedrale di Zurigo, cominci  a
predicare la riforma negli anni in cui Lutero lanciava il suo  attacco
decisivo.  L'appassionato commento della Bibbia del pastore  svizzero,
contrario  ad  ogni forma di culto esteriore ostentato  dalla  Chiesa,
determin  una  massiccia  adesione  alle  sue  idee  da  parte  della
popolazione  locale,  che,  animata  da  una  vera  e  propria   furia
iconoclasta,  prese  a  distruggere  le  immagini  sacre,  considerate
veicolo  di  idolatria. La Riforma si diffuse molto velocemente  anche
negli  altri  cantoni  e  citt svizzere,  provocando  una  spaccatura
religiosa  all'interno  della Confederazione;  ne  deriv  una  guerra
civile fra protestanti e cattolici, conclusasi, nel 1531, con la morte
dello  stesso Zwingli. Tale spaccatura non si sarebbe pi  rimarginata
ed  avrebbe  portato  ad una sorta di lungo blocco  delle  istituzioni
politiche  della  Confederazione,  a  causa  della  latente   ostilit
apertasi fra le due parti.
     La  Svizzera,  e segnatamente la libera citt di Ginevra,  fu  la
sede  di irradiazione di quella corrente della Riforma, il Calvinismo,
che  pi  delle altre avrebbe avuto una diffusione e una  connotazione
multinazionale, espandendosi da Ginevra in Francia, nei  Paesi  Bassi,
in Scozia, e infine nella stessa Germania.
     Il  suo  fondatore  fu il francese Giovanni Calvino  (1509-1564),
umanista  studioso  di  teologia e di diritto,  il  quale,  dopo  aver
aderito  alla  riforma  luterana, era dovuto  fuggire  dalla  Francia,
rifugiandosi  a  Basilea.  Qui  scrisse  nel  1536  quello  che  viene
considerato   il   capolavoro  ideologico   della   Riforma,   l'opera
Christianae   religionis  institutio  (Istituzione   della   religione
cristiana).  In essa Calvino, mentre ancor pi di Lutero  riduceva  il
libero  ruolo  dell'uomo nei confronti di Dio,  annientava  del  tutto
quello  della  Chiesa  come mediatrice: il cristiano  non  si  sarebbe
secondo  lui  salvato neppure con la sua fede nelle Scritture,  perch
Dio  aveva  gi  deciso  in anticipo gli eletti  che  sarebbero  stati
chiamati  a  godere  del  suo regno. Si trattava  del  concetto  della
"predestinazione della grazia". Come si potevano per riconoscere  gli
eletti?  E  che  compito spettava all'uomo, se tutto era  gi  deciso?
Calvino  risolse  questo  dilemma,  che  avrebbe  potuto  spingere  il
cristiano  verso  la rassegnazione e l'individualismo, incoraggiandolo
anzi  all'azione,  affermando che ciascuno doveva  dimostrare  con  il
proprio  retto  comportamento,  con l'attivit  quotidiana  e  con  il
proprio  lavoro, il diritto di appartenere a quella schiera di eletti.
Veniva in certo modo glorificato il successo dell'attivit umana  come
riconoscimento della benevolenza divina.
     Assurto  a  Ginevra  a grande fama e potere,  il  riformatore  vi
speriment
     
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     una  sorta di teocrazia, retta da un organo detto Concistoro, che
vigilava  anche  sui  costumi dei cittadini, decretando,  in  caso  di
trasgressione  alle rigorosissime norme imposte per la  moralizzazione
della vita pubblica e privata, condanne severissime, e perfino la pena
capitale.
     Calvino,  come  Lutero  e Zwingli, si dimostr  un  intransigente
custode dell'apparato dottrinario originale del Cristianesimo,  quello
cio  non derivante dalle interpretazioni, ritenute arbitrarie,  della
Chiesa.  Sfidato  dialetticamente  nella  stessa  Ginevra  dal  medico
spagnolo  Michele  Serveto, un intellettuale che  rigettava  il  dogma
della  Trinit,  Calvino non esit a far mettere a morte  l'avversario
per  la  sua eresia, dimostrando che l'intolleranza era viva anche  in
molte correnti della Riforma.
     I  principali  protagonisti  della  Riforma  (Lutero,  Zwingli  e
Calvino)  avevano operato a stretto contatto con le classi  dominanti,
alle  quali  riconoscevano un ruolo preciso ed  irrinunciabile.  Dalle
fila  pi  estreme  della Riforma sorse tuttavia un movimento  che  ne
radicalizz tutti gli aspetti, inimicandosi per questo non soltanto le
istituzioni  politiche,  ma  gli  stessi  riformatori:  quello   degli
anabattisti (in greco, "ribattezzatori").
     Il  nome,  imposto loro dagli avversari, derivava dal  fatto  che
essi   rinnovavano  il  sacramento  del  battesimo  in   et   adulta,
considerando non valido quello ricevuto da bambini, in quanto privo di
adesione  consapevole. Tale posizione, considerata eretica  sia  dalla
Chiesa  di  Roma  che da quella riformata, cost agli  anabattisti  la
condanna ed il martirio per annegamento, che lo stesso Zwingli commin
a  Zurigo  a molti aderenti al movimento, fra i quali alcuni  suoi  ex
collaboratori.
     Ma  oltre  che responsabili di quella colpa di natura  teologica,
gi  ritenuta  degna  della  pena  di  morte,  gli  anabattisti  erano
considerati estremamente pericolosi nei riguardi dell'ordine  e  della
societ,  perch, affermando di voler seguire fedelmente  il  Vangelo,
praticavano la comunione dei beni e la non violenza, e rifiutavano  di
appartenere a qualsiasi stato o istituzione.
     Dopo  aver  aderito  alla  guerra  dei  contadini,  stroncata  in
Germania  con  l'avallo  di  Lutero,  l'epopea  degli  anabattisti  si
concluse nel 1535 nella citt renana di Mnster, dove essi, dopo  aver
governato per un breve periodo ponendo in pratica le loro idee, furono
sconfitti  ed  annientati da cattolici e protestanti.  Da  allora  gli
anabattisti  si  dispersero, portando comunque l'eco  del  loro  credo
anche nelle comunit del Nuovo Mondo.
     Bench  ostacolata  dalla  vigile presenza  del  papato  e  dalla
totale  mancanza di appoggi politici, la Riforma protestante  produsse
anche  in Italia alcuni importanti frutti, il pi originale dei  quali
fu il "socinianesimo", fondato dai senesi Lelio e Fausto Socini.
     Formatisi   in  ambiente  umanistico,  essi  arricchirono   dello
spirito  razionalistico tipico di quella cultura le istanze  religiose
della  Riforma:  cercarono nelle Sacre Scritture non i  fondamenti  di
affermazioni  dogmatiche - come Serveto, contestarono il  dogma  della
Trinit  -,  ma un indirizzo etico; rivalutarono il libero arbitrio  e
sostennero il principio della tolleranza religiosa. Per questo  furono
emarginati sia dai cattolici che dai protestanti.
     Dopo  un  breve  passaggio in Svizzera,  gli  aderenti  a  questa
corrente  si  sparpagliarono per l'Europa, lasciando tracce  culturali
soprattutto  nei  paesi  orientali  (Polonia  e  Moravia),   dove   la
professione della loro dottrina venne finalmente tollerata.
